ANACI ANACI ANACI
14/10/2008 - Articolo

Cass. civ. Sez. II Sent., 14.10.2008 n 25128

IMPUGNATIVA DELIBERE CONDOMINIALI - Il potere d'impugnazione delle delibere condominiali, per effetto del rinvio ex art. 1139 cod. civ. alle norme sulla comunone ed in particolare all'art. 1109 cod. civ., si estende anche alla decisione approvata dalla maggioranza che rechi grave pregiudizio alla cosa comune ed ai servizi che ne costituiscono parte integrante, potendo solo entro questo limite essere valutato il merito, sotto il profilo dell'eccesso di potere, della decisione dell'assemblea condominiale. (Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza della Corte Territoriale per avere questa rigettato, sull'assunto della non sindacabilità per eccesso di potere delle delibere condominiali, l'impugnazione della delibera con cui un condominio aveva respinto la proposta di licenziamento del custode perché assente nell'orario di lavoro in quanto impegnato in servizi a pagamento a condomini richiedenti). (Cassa con rinvio, App. Trento, 23 ottobre 2003).

 



Svolgimento del processo
F. F. e B. I. hanno impugnato, nei confronti del Condominio (OMISSIS), con ricorso notificato il 25 marzo 2004, la sentenza della Corte d'Appello di Trento, notificato il 27 gennaio 2004, che, in riforma di quella di 1^ grado, aveva rigettato le loro impugnazioni della Delib. assembleari del 24 giugno 2000, concernenti il mancato accoglimento dalla proposta di licenziamento del custode B., l'approvazione dei consuntivi di spesa degli anni 97, 98, 99, la decisione di non dotare di "assistenti bagnanti" la piscina condominiale. Lamentano: 1) la violazione degli artt. 1135, 1136, 1137 c.c., l'omessa errata motivazione, il mancato riconoscimento del vizio dell'eccesso di potere e del conflitto d'interesse; dato che erroneamente la Corte di App. aveva affermato l'insindacabilità delle valutazioni di merito delle Delibere assembleari, ritenendole non annullabili per accesso di potere, ed aveva così completamente ignorato tutte le prove assunte che evidenziavano come il custode, assentandosi liberamente anche per lunghi periodi, non svolgesse in realtà alcuna prestazione nell'interesse del condominio lasciandolo incustodito e fornendo una serie di servizi privati a pagamento ai condomini richiedenti; 2) l'omessa motivazione; atteso che la Corte di App. aveva completamente trascurato che, ai sensi dell'art. 22 del contratto collettivo di lavoro, al portiere a tempo pieno è inibito di svolgere attività diverse da quelle di custode; 3) la violazione del D.P.R. n. 61 del 1977, art. 19 e R.D. 18 giugno 1931, n. 773, art. 62 (T.U.L.P.S.), nonché omessa motivazione; dato che la Corte di App. non aveva considerato che il B. era privo della prescritta autorizzazione comunale all'esercizio della professione di portiere, la cui omissione determinava la nullità del contratto di lavoro; 4) la violazione degli artt. 1129, 1130, 1135, 1136, 1137 c.c. nonché omessa motivazione; considerato che era stato approvato il rendiconto della gestione condominiale di 3 anni, sebbene i piani di ripartizione non fossero stati controllati e la loro preventiva richiesta di ricevere copia della relativa documentazione non fosse stata soddisfatta; 5) la violazione" dell'atto di intesa Stato Regioni pubb. sulla G.U. n 39 del 17 febbraio 1992", in base al quale sono definite private solo le piscine in uso ad unità abitative mono o bifamiliari; si che quella del "residence" in questione, composto da 40 appartamenti destinato in pratica allo svolgimento di una attività turistica, doveva considerarsi pubblica e come tale" necessitanti dell'assistenza bagnanti". L'intimato non resiste.
 
Motivi della decisione
In relazione al 1^ motivo si osserva che, in effetti, la Corte di Appello, sull'assunto della non impugnabilità per accesso di potere delle Delibere condominiali ha disatteso l'istanza dei ricorrenti volta ad ottenere il licenziamento del custode, di cui avevano denunciato le gravi inadempienze agli obblighi derivanti dal suo rapporto di lavoro a tempo pieno, dato che lasciava incustodito il condominio assentandosi ingiustificatamente ed attenendo durante l'orario di lavoro allo svolgimento di prestazioni private a favore di singoli condomini. Così facendo la corte ha però omesso di considerare che, nullità a parte, l'impugnazione propriamente detta delle Delibere condominiali, art. 1137 c.c. giusto il rinvio contenuto nell'art. 1138 c.c. all'art. 1109 c.c. si estende anche all'ipotesi in cui la Delibera, approvata come nella specie a maggioranza, rechi grave pregiudizio alla cosa comune ed ai servizi, che dei condomini costituiscono parte integrante. Censura in relazione alla quale, implicando valutazioni di merito, in via analogica alla figura del diritto amministrativo, è stato ravvisato (Cass. 5889/01) il vizio di accesso di potere. Analogia impropria, dato che in ogni caso le Delibere condominiali risultano impugnabili nel merito solo nei limiti consentiti dalla richiamata norma; ossia in funzione esclusiva dell'accertamento di un danno effettivo e grave a cose o servizio comuni e non di certo in relazione al bene più ampio spettro individuato nel diritto amministrativo dalle figure sintomatiche di tale vizio, che si intendono alla verifica della corretta ponderazione dei motivi (in alcun modo consentita per le Delibere) sottesi all'esercizio di una discrezionale pubblica funzione potestativa. Ciò non toglie però che, secondo quanto già rilevato, la Corte di merito, trincerandosi dietro l'affermata condivisibile insindacabilità per eccesso di potere delle Delibere, ha illegittimamente anche omesso di verificare, come invece effettuato dal Tribunale ed imposto da detta norma, se la Delibera impugnata recasse effettivamente un grave danno all'esercizio del comune servizio di custodia; posto primariamente a tutela dei beni comuni, oltre che singoli condomini. Affetti da inammissibilità si profilano, invece, il 2^ e 3^ motivo, dato che prospettano questioni nuove, che non risultano sottoposte al vaglio della Corte di merito. Anche il 4^ motivo va disatteso perché si pone in contrasto a quanto accerto, con adeguata e logica motivazione, insindacabile in questa sede, dalla Corte di App. circa l'avvenuta messa a disposizione dei condomini della prescritta documentazione 15 gg. prima dell'assemblea, nonché l'effettuato esame dei piani di ripartizione. Inammissibile, infine, è anche il 5^ motivo, perché, in relazione alla Delibera concernente l'assistenza bagnanti, non attacca la "ratio decidendi" secondo cui l'invocata circolare d'intesa sarebbe comunque priva di "di valore vincolante esterno". All'accoglimento del 1° motivo e rigetto degli altri, segue l'inerente cassazione dell'impugnata sentenza con rinvio, ad altra sezione della Corte di App. di Trento, affinché applichi l'enunciato principio secondo cui, in forza del richiamo contenuto nell'art. 1136 c.c., all'art. 1101 c.c. essendo impugnabili le Delibere condominiali, approvate a maggioranza, che rechino grave concreto pregiudizio ai beni o servizi comuni, il giudice investito della questione è tenuto a tale valutazione di merito; e decida di conseguenza anche in ordine alle spese della presente fase.
 
P.Q.M.
Accoglie il 1° motivo, rigetta gli altri, cassa in relazione e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sez. della Corte di App. di Trento.
Così deciso in Roma, il 26 marzo 2008. Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2008.