Cass. civ. Sez. VI - 2, Ord., 17-01-2019, n. 1186

 

Estratto: gli artt. 1130, 1130-bis (quest’ultimo introdotto dalla

L. n. 220 del 2012, nella specie inapplicabile ratione

temporis), art. 1135, n. 3, e art. 1137 c.c., regolamentano

l’obbligo dell’amministratore del condominio

di predisporre e di presentare il rendiconto condominiale

annuale all’approvazione dell’assemblea; la

competenza dell’assemblea in ordine alla verifica

ed all’approvazione del rendiconto, concernente il

bilancio consuntivo; i poteri dei singoli condomini

relativi al controllo dell’operato dell’amministratore,

che si sostanziano nella partecipazione e nel voto in

assemblea e, eventualmente, nell’impugnazione delle

deliberazioni. L’amministratore di un edificio condominiale

e, quindi, tenuto a dare il conto della gestione

alla fine di ciascun anno; l’assemblea dei condomini e

legittimata a verificare e ad approvare il rendiconto

annuale dell’amministratore; i condomini assenti o

dissenzienti possono impugnare la deliberazione,

che approva il rendiconto, rivolgendosi all’autorità

giudiziaria nel termine di trenta giorni.

Se il rendiconto viene approvato, all’operato dell’amministratore

il singolo condomino non può più rivolgere

censure: questi può soltanto impugnare la deliberazione

non per ragioni di merito, ma nei soli casi e

secondo i modi fissati dall’art. 1137 c.c..

Per di più, l’approvazione assembleare dell’operato

dell’amministratore e la mancata impugnativa delle

relative deliberazioni precludono l’azione di responsabilità

dello stesso per le attività di gestione dei beni e

dei servizi condominiali (cfr. Cass. Sez. 2, 04/03/2011,

n. 5254; Cass. Sez. 2, 20/04/1994, n. 3747).

 

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