CASSAZIONE 12 MARZO 2020, N. 7043

Estratto: La Corte d'appello di L'Aquila ha dapprima considerato che il verbale dell'assemblea condominiale del 27 maggio 2016 consacrasse un accordo fra il Condominio (OMISSIS) e G.P., volto a transigere sia la controversia tra gli stessi, sia la controversia connessa, avente lo stesso oggetto sostanziale, inerente all'intervenuta P.C. (sebbene questa fosse assente all'assemblea), essendo tale accordo obbligatorio per tutti i condomini, in base alle regole della collegialità derivanti dagli artt. 1137 e 1132 c.c., ed evidentemente diretto a definire e risolvere tutte le questioni relative al processo pendente (cfr. Cass. Sez. 2, 16/01/2014, n. 821 Cass. civ., Sez. II, Sent., (data ud. 04/12/2013) 16/01/2014, n. 821; Cass. Sez. 2, 19/03/1996, n. 2297). Sotto tale punto di vista, i giudici di secondo grado hanno attribuito alla intervenuta transazione extraprocessuale tra il Condominio ed il G. una rilevanza giuridica tale da investire l'oggetto della domanda della intervenuta P.C., sicchè hanno operato una declaratoria di cessazione della materia del contendere, senza esaminare il merito della domanda della medesima P. (se non basandosi su considerazioni di verosimiglianza ai fini dell'applicazione del cosiddetto principio della soccombenza virtuale). Di seguito, la sentenza impugnata, ponendosi irriducibilmente in contrasto con le ragioni prima esposte, ha sostenuto che la clausola di tale transazione in cui il condomino G. rinunciava "al proseguimento del contenzioso in corso, con accollo di tutte le spese legali", non beneficiasse P.C. (pur ritenuta "vincolata" all'efficacia di quell'accordo). Questa Corte ha del resto già chiarito come la cessazione della materia del contendere presuppone che le parti si diano reciprocamente atto del sopravvenuto mutamento della situazione sostanziale dedotta in giudizio e sottopongano al giudice conclusioni conformi in tal senso. Al contrario, l'allegazione di un fatto sopravvenuto, assunto come idoneo a determinare la cessazione della materia del contendere da una sola parte, deve essere valutata dal giudice, il quale, qualora ritenga che tale fatto abbia determinato il soddisfacimento del diritto azionato, e quindi il difetto di interesse ad agire, lo dichiara, regolando le spese giudiziali alla luce del sostanziale riconoscimento di una soccombenza; qualora, invece, ritenga che il fatto in questione abbia determinato il riconoscimento dell'inesistenza del diritto azionato, pronuncia sul merito dell'azione, dichiarandone l'infondatezza, e statuisce sulle spese secondo le regole generali (Cass. Sez. 3, 08/07/2010, n. 16150; Cass. Sez. L, 30/01/2014, n. 2063). Il primo motivo del ricorso di P.C. va pertanto accolto, con assorbimento del secondo motivo, e deve essere cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte d'Appello di L'Aquila in diversa composizione, la quale esaminerà nuovamente la causa tenendo conto dei rilievi svolti.

 

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