A noi interessa che vi sia un controllo dei soggetti che devono certificare l’amministratore, che vi siano delle sanzioni per chi non li rispetta, che si attui un meccanismo di verifica della qualità della formazione. Anche perché – ha poi precisato Francesco Burrelli – non tutti gli enti formatori hanno lo stesso valore e non tutti sono in grado di garantire lo stesso livello. Bisogna stabilire uno standard di formazione: non si possono dare crediti formativi a chi mette soltanto la firma all’ingresso e all’uscita del corso”.

Chiarito questo punto, il numero uno di Anaci ha aggiunto: “Se poi si riuscisse a creare una App che mi dica quali amministratori, in una certa zona, possiedono quei requisiti sarebbe il massimo. A quel punto, incrociando i dati con quelli dell’Agenzia delle Entrate e con quelli degli uffici interessati, potremmo davvero mettere in piedi quella rete tecnica delle professioni a servizio del cittadino”.

 

In buona sostanza, dunque, quali sono secondo Burrelli i requisiti di professionalità che l’amministratore deve possedere? “Innanzitutto quelli previsti dall’articolo 71 bis delle disposizioni di attuazione del codice civile, possibilmente con l’aggiunta della certificazione UNI 10801. Quindi, bisogna essere in regola con l’aggiornamento periodico”.

 

“Per l’amministratore professionista  – conclude Burrelli – l’importante è che i requisiti siano stabiliti dalla Legge. Solo se l’amministratore è formato può dialogare alla pari con le altre professioni tecniche – ingegneri, architetti, agenzie per l’ambiente, enti, procure, magistrati - Altrimenti ci si trova in balia delle loro impostazioni e delle leggi, passivamente e senza capirle. Se invece siamo preparati e competenti, siamo in grado di dialogare e di stabilire cosa sia necessario fare attraverso una procedura condivisa e, molto probabilmente, permettendo di snellire il processo decisionale e di risparmiare”.

(fonte: Quotidiano del Condominio del 28 maggio 2019).