Il 22 Marzo 2021 si è celebrato il World Water Day, la giornata dedicata al famoso “oro blu”,
con l’obiettivo di diffondere consapevolezza su sfide e soluzioni relative alla crisi idrica che
il nostro Pianeta sta vivendo.
Siamo di fronte a una situazione in bilico: da una parte c’è un problema di cui non si parla
mai abbastanza, dall’altra sono già in atto progetti che stanno aprendo la strada a un futuro
più sostenibile per tutti.
La crisi idrica: i dati
Prendendo a campione gli ultimi cento anni i dati mostrano un aumento dei consumi idrici
globali pari a sei volte maggiore. E secondo gli esperti ONU questa domanda continuerà a
crescere dell’1% ogni anno sotto la pressione demografica, climatica ed economica.
A tutto ciò si aggiunge una forte carenza della disponibilità di fonti potabili e sicure: 2,2
miliardi di esseri umani continua a non avere accesso ad acqua pulita; mentre 4,2 miliardi
vivono senza servizi igienici sicuri.
Le aree più colpite vanno da Città del Capo, nel Michigan, all’Africa rurale sub-sahariana,
alle megalopoli asiatiche. Il tema idrico, fra questi luoghi, apre discussioni relative anche a
questioni universali come la dignità umana, le opportunità e l’uguaglianza.
A questo proposito, il tema del World Water Day 2021 era perfettamente calzante: il
“valuing water”, letteralmente valorizzare l’acqua. Si tratta di un valore che non coincide
con il prezzo, ma va ben oltre. Un valore che lega l’acqua a temi come la salute, l’istruzione,
l’economia e l’ambiente. Tutti aspetti che devono necessariamente rientrare nella gestione di
una risorsa così preziosa e insostituibile.
Il momento pandemia ha amplificato tutto ciò, ricordandoci che “l’acqua e i servizi igienico
sanitari sono alla base della lotta alle malattie infettive”. Così dichiara Amina Mohammed,
il Vicesegretario generale dell’ONU.
Il problema delle nanoplastiche
La crisi idrica comprende anche il problema della contaminazione delle acque dai rifiuti
plastici, in particolare alcune particelle invisibili a occhio nudo che possono essere assorbite
dalle cellule viventi. Si tratta delle nanoplastiche di cui ancora purtroppo si sa poco.
Un team di ricerca della Washington State University ha esaminato cosa succede a queste
minuscole particelle che fanno strada nell’ambiente acquatico.
In pratica stiamo bevendo plastica, nello specifico polietilene e polistirene, materiali
largamente impiegati in un numero enorme di prodotti quotidiani: dai sacchetti di plastica

agli elettrodomestici da cucina, dai bicchieri usa e getta e agli imballaggi. E lo hanno fatto
testandole in diversi tipi di acque, da quella marina a quella contenente materiale organico.

Come sta reagendo l’Italia alla crisi idrica globale
L’Italia è un Paese a stress idrico medio-alto. Lo dimostrano i seguenti dati:
? 9 miliardi di metri cubi all’anno di prelievi di acqua ad uso potabile (=419 litri per
abitante al giorno)
? Incremento del 6% ogni 10 anni di impiego di risorse idriche rinnovabili
La situazione è aggravata anche dallo spinoso problema delle perdite lungo la rete e dalle alte
percentuali di “non classificato” in merito alla qualità e alla quantità dei corpi idrici – specie
al Sud – che denunciano una grave mancanza di conoscenze di base sullo stato delle acque, e
i nodi irrisolti sulla depurazione.
Legambiente, a questo proposito, ha messo a confronto i dati elaborati su dispersioni, usi e
consumi dell’acqua nelle principali città italiane, anche in risposta all’entrata in vigore, il 12
gennaio scorso, della direttiva europea 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano
che gli stati membri dovranno recepire entro il 2023.

Le migliori risposte alla crisi idrica
Fra i progetti più lungimiranti messi in atto per la tutela dell’acqua rientra sicuramente
PRIMA (Partnerships for Research and Innovation in the Mediterranean Area).
Si tratta di un programma di ricerca dedicato al Mediterraneo, che negli ultimi 3 anni ha
investito oltre 40 milioni di euro su 31 progetti. L’Italia in questo caso è il maggior
finanziatore.
Alla base del progetto c’è l’obiettivo di accorpare soluzioni in campo alimentare, di gestione
delle risorse idriche e dell’agricoltura sostenibile. Con queste parole Angelo Riccaboni,
Presidente della Fondazione incaricata di attuare il Programma PRIMA, si espone su intenti e
risultati:
“Con lo scopo di offrire risposte concrete alle sfide ambientali e sociali in corso, abbiamo
valorizzato, attraverso l’Osservatorio POI (Prima Observatory on Innovation), le migliori
pratiche di sostenibilità ed innovazioni (oltre 50) molte delle quali propongono soluzioni per
un uso efficiente della risorsa idrica”.

“Per fare qualche esempio, alcune aziende visibili sulla piattaforma sviluppano e adottano
soluzioni di irrigazione intelligente, serre hi-tech, coltivazione idroponica, tecniche per
eliminare il consumo di acqua nell’industria edilizia”, ha aggiunto Riccaboni. “Si tratta di

pratiche innovative che presentano aspetti di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Solo partendo da esperienze di successo e dalla loro emulazione possiamo veramente
operare la transizione verso la sostenibilità che ci è richiesta, in linea con l’Agenda 2030 e
l’European Green Deal”.

 

ALLEGATI: