È iniziata lo scorso 30 settembre e si è conclusa il 2 ottobre 2021, la Milano Pre-Cop26. Quest'evento preparatorio al 26esimo summit mondiale di Glasgow sui cambiamenti climatici ha acceso i riflettori sul'importanza della salvaguardia del Pianeta e sul clima, tra le novità e le sfide che il Mondo è chiamato ad affrontare.

 

Milano è stata protagonista indiscussa del dibattito ambientale nel corso delle ultime settimane perché ha ospitato la Pre-Cop26 e il vertice Youth4Climate. A seguito di una fruttuosa collaborazione a lungo termine con il Regno Unito, infatti, a Milano si è aperta la discussione su “cosa fare” per un futuro a emissioni zero. Infatti, la città Lombarda è stata riconosciuta come il capoluogo che punta, in tal senso, sulle Start Up. Un risultato riscontrabile facilmente se si pensa al grande numero d'imprese innovative che si sono sviluppate in questo territorio. Basti analizzare che nel capoluogo Lombardo vi è il 18,8% di tutte le Start Up innovative italiane, a Napoli solo il 4,5% e a Roma il 10,4%.

  1. Una ripartenza verde con Milano protagonista

L'ufficio studi della Camera di Commercio ha analizzato infatti, i dati relativi alle Start Up che si trovano a Milano. Nella sezione speciale del Registro delle imprese, tra Milano, Monza Brianza e Lodi ve ne sono tantissime, ovvero 2754. In particolare, a Milano 2588, ben 140 nella provincia di Monza e Brianza e 26 a Lodi. In Italia, invece vi sono circa 13776 Start Up innovative. Ciò fa capire come la politica della Provincia di Milano stia davvero lavorando con convinzione sull'innovazione e sul sostegno agli startupper: tali incentivi stanno dando un buon risultato.

 

La vera sfida però, è garantire anche una ripartenza verde con l'aiuto di tali Start Up. Di ciò, dunque, si è discusso nel corso della Pre-Cop26 sviscerando i temi della sostenibilità dei rifiuti inorganici, ma anche del design circolare, per utilizzare gli scarti alimentari come prodotti di eco-design. Tra gli altri temi affrontati vi sono anche quello dell'abbigliamento sostenibile e delle batterie a basso costo per l'accumulo energetico.

  1. Il legame tra transizione verde e Start Up innovative

Si scrive “Start Up innovative” e si legge “transazione verde”: sembra evidente che vi sia un legame netto tra queste due realtà. Tale legame si basa sul principio della sostenibilità. A oggi, infatti, chi punta alle Start Up pensa anche a un ritorno finanziario ed economico che miri tutto sulla transizione ecologica. Aiuta molto, in questo senso, l'impegno delle Camere di Commercio italiane che stanno facendo il tutto per tutto per incentivare la transizione ecologica delle imprese, attraverso specifici bandi e progetti mirati. Ma questo pressing, da solo, non basta: lo stesso sindaco di Milano Beppe Sala, presente anche lui all'evento Pre-Cop26 ha specificato quanto sia importante puntare su tutti i progetti possibili per migliorare la sostenibilità ambientale: il vero traguardo è sfruttare in toto i fondi europei del PNRR che hanno tra gli obiettivi principali quelli climatico ambientali.

  1. PNRR e transizione ambientale: i dati

I fondi del PNRR Italia puntano per oltre il 60% sulla transizione ambientale. Purtroppo, sebbene ci sia stata una forte spinta da parte della Comunità Europea relativamente alle risorse per la transizione ecologica, a oggi il mondo imprenditoriale risulta ancora sordo rispetto a questo richiamo. Anche con l'arrivo del PNRR, in realtà, la situazione non sembra ancora del tutto migliorata.

 

Basti pensare che gli imprenditori e i manager interpellati per realizzare l'Osservatorio imprese, sostenibilità e comunicazione 2021, promosso dalla società di comunicazione Homina e Mediatyche, solo 7 su 10 hanno affermato di conoscere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mentre gli altri no. In realtà, i fondi messi a disposizione dell'Europa dopo l'emergenza da Covid-19 per la transizione ambientale, finora sono presi in considerazione con interesse dai manager dell'industria, ma molto meno da chi si occupa di finanza. Questo fa capire quanto sia necessario agire anche da un punto di vista della sensibilizzazione.

 

Bisogna investire sull'informazione a partire dai piccoli contesti sociali e dagli ambiti professionali: tutti dobbiamo collaborare a diffondere l'idea di una necessaria quanto obbligatoria virata nei confronti della transizione verde. Ora tutti devono puntare agli obiettivi della neutralità climatica 2030: e anche ANACI Lombardia sostiene questa direzione.

  1. Neutralità climatica: i dati

Da quanto emerge nel rapporto “La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica: il primo ranking delle Regioni italiane sul clima”, realizzato da I4C Italy for climate e Ispra, le Regioni italiane stanno iniziando a diventare sensibili sul tema dell' impatto climatico. Innanzitutto, la Campania seguita dalle Regioni Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria e Marche. Sono queste realtà, infatti, quelle che stanno registrando le performance climatiche migliori rispetto alle altre regioni italiane. Le performance sono state esaminate in base ai parametri delle emissioni dei gas serra, delle fonti rinnovabili e dei consumi di energia. Ebbene, 14 Regioni su 20 hanno aumentato i consumi energetici, ma solo 6 hanno aumentato le rinnovabili, mentre tutte le altre le hanno addirittura ridotte. Da ciò si capisce quanto sia importante lavorare ancora molto anche sulla sensibilizzazione politica e sociale su questi temi.

  1. Neutralità climatica e transazione ecologica, le Regioni virtuose

Nella classifica finale, tra le Regioni virtuose nell'ottica della neutralità climatica vi è la Campania con tutti gli indicatori positivi sui sei esaminati. Invece, nel gruppo B vi sono le Regioni Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche che invece hanno registrato quattro indicatori su sei migliori rispetto alla media nazionale. Al secondo gruppo, con tre indicatori su 6, vi sono Basilicata, Molise, Calabria, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto e Adige Valle d'Aosta. Invece, appartengono al gruppo D le Regioni Emilia Romagna, Piemonte e Puglia che hanno solo due indicatori su sei migliori rispetto alla media nazionale. A chiudere la classifica vi sono le Regioni Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto che hanno 5 indicatori su sei al di sotto della media nazionale. Questo fa capire come anche nel territorio di competenza di ANACI Lombardia, c'è ancora molto da fare.

  1. Migliorare i dati sulla neutralità climatica aspettando la Cop26

In attesa della Cop26, ovvero la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà dal 1° al 12 novembre 2021 a Glasgow, in Scozia, bisogna cercare d'invertire la tendenza sull'uso dell'energia regione per regione. Si deve iniziare dai piccoli contesti sociali come i condomini, le scuole, gli uffici di periferia ecc. In tale direzione si muove anche il nostro lavoro come ANACI Lombardia Da tempo sosteniamo i medesimi principi che animano la 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: siamo convinti che solo mettendo in campo tutta una serie di azioni politiche e istituzionali, sfruttando i fondi del PNRR sulle Smart city e la transizione energetica, potremo migliorare i dati regionali e anche quelli nazionali. Non c'è più tempo per da perdere: è necessario, ora come ora, puntare a tutte le attività che mirino alla neutralità climatica. Dobbiamo dare attenzione dunque, a ogni tipo di azione che possa portare alla salvaguardia del Pianeta e al miglioramento delle condizioni climatiche di tutto il Mondo.

 

 

 

 

 

 

ALLEGATI: