CASSAZIONE 28 MARZO 2019, N. 8685

estratto: Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, tra i

quali rientrano le spese per l'erogazione dell'acqua, il giudice dell'opposizione deve limitarsi a verificare la perdurante

esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità,

essendo tale sindacato riservato al giudice davanti al quale dette delibere siano state impugnate (ex plurimis, Cass. n.

4672 del 2017; Cass. n. 3354 del 2016; Cass. n. 17014 del 2010; Cass. sez. un. 26629 del 2009). Ove, dunque, la

delibera condominiale di approvazione e riparto del consuntivo di spesa (relativo al servizio di erogazione idrica) non

sia stata impugnata, come nella specie, essa assume efficacia vincolante e l'addebito di consumi, eventualmente

erroneamente contabilizzati dal contatore dell'unità individuale, va fatto valere appunto con l'impugnazione della

delibera di riparto della spesa e non con l'opposizione al decreto ingiuntivo, attenendo alla legittimità della prima e non

alla fondatezza della pretesa azionata con il secondo (Cass. n. 10816 del 2009). L'ambito del giudizio di opposizione a

decreto ingiuntivo è, infatti, ristretto alla sola verifica dell'esistenza ed efficacia della deliberazione assembleare di

approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cass. n. 24658 del 2009).

 

E' quindi errata l'affermazione del Tribunale secondo cui l'inapplicabilità del principio suddetto deriverebbe dalla

circostanza che le spese di consumi idrici non debbano essere ripartite in base alle tabelle millesimali. Infatti,

nonostante sia pacifico che le spese di consumi idrici vadano ripartite secondo i consumi effettivi dei singoli condomini

come risultanti dai contatori individuali, l'approvazione del riparto di detti consumi, eseguita dall'amministratore, rientra 

nella competenza assembleare ex art. 1135 c.c., a ciò non costituendo ostacolo il fatto che la spesa si ripartisca in base a

criterio diverso dall'applicazione delle tabelle millesimali.

 

Pertanto - tenuto conto che la ripartizione delle spese idriche, in mancanza di contatori di sottrazione installati in ogni

singola unità immobiliare, va effettuata ai sensi dell'art. 1123 c.c., comma 1, in base ai valori millesimali (cfr. Cass. n.

17557 del 2014) - la mancata impugnazione della delibera assembleare in oggetto ha comportato l'irrilevanza, in sede di

opposizione al d.i., delle questioni relative al corretto riparto e al funzionamento dei contatori individuali (laddove,

avrebbe dovuto semmai costituire oggetto di impugnazione della delibera la specifica doglianza relativa al fatto per cui,

in tale ripartizione, si era illegittimamente seguito un criterio diverso).

 

ALLEGATI: