CASSAZIONE 22 GIUGNO 2017, N. 15547

estratto: Questa Corte ha in passato affermato che, poichè, una volta perfezionatosi il trasferimento della proprietà di un'unità 
immobiliare, l'alienante perde la qualità di condomino e non è più legittimato a partecipare alle assemblee (potendo far
valere le proprie ragioni sul pagamento dei contributi solo attraverso l'acquirente che gli è subentrato), non può essere 
chiesto ed emesso nei suoi confronti decreto ingiuntivo ai sensi dell'art. 63 disp. att. c.c., comma 1, per la riscossione 
dei contributi condominiali, atteso che la predetta norma di legge può trovare applicazione soltanto nei confronti di
coloro che siano condomini al momento della proposizione del ricorso monitorio (cfr. Cass. Sez. 2, 09/09/2008, n. 
23345; Cass. Sez. 2, 09/11/2009, n. 23686).

Tuttavia, per quanto dapprima detto, obbligato a contribuire alle spese di manutenzione straordinaria dell'edificio è chi 
era condomino, giacchè proprietario dell'unità immobiliare poi alienata, al momento della delibera assembleare che
abbia disposto l'esecuzione di detti lavori, proprio per il valore costitutivo della relativa obbligazione. La circostanza 
della vendita dell'unità immobiliare prima che siano stati approvati tutti gli stati di ripartizione delle spese inerenti quei
lavori, o comunque prima che il condomino che aveva approvato gli stessi abbia adempiuto ai propri oneri verso il 
condominio, può impedire che sia emesso il decreto ingiuntivo con la clausola di immediata esecutività ex art. 63 disp.
att. c.c., comma 1, ma di certo non estingue il debito originario del cedente, che rimane azionabile in sede di processo di 
cognizione, o di ingiunzione ordinaria di pagamento

 

ALLEGATI: