Il Green Pass, anche noto come passaporto vaccinale, è un documento cartaceo o digitale istituito a partire dal 6 agosto 2021, che attesta il rispetto di uno dei requisiti come il vaccino o la guarigione dal Covid19 oppure il tampone negativo, e consente una maggiore libertà di spostamento e accesso a locali, eventi pubblici e privati. Premessa, esso è obbligatorio per i clienti ma, tranne in casi rari, non lo è per i dipendenti che lavorano per le attività interessate all’obbligo. Dal momento della sua costituzione, tra gli amministratori di condominio e non solo, è emerso un quesito sempre più ricorrente, parzialmente attenuato ed accantonato dal periodo di vacanza appena trascorso ma che adesso torna preponderante. La domanda è la seguente: posso obbligare il mio dipendente o quello del condominio a fare il vaccino anti-Covid19 oppure a mostrarmi il Green Pass? Il quesito è lecito se si pensa all’art. 2087 del Codice civile che obbliga l’imprenditore, pubblico o privato, ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. La ratio dell’articolo è quella di preservare il più possibile la salute dei propri dipendenti di cui il datore di lavoro è responsabile diretto. Difatti si parla di infortunio sul lavoro quando la causa di contagio da Covid19 è da attribuire al luogo di lavoro. Ad oggi risulta complesso negli Studi professionali oppure in una portineria pensare a un obbligo sul Green Pass. Il motivo principale è che manca una norma che lo imponga. Sia il Collegato Lavoro D. Lgs 81/2008 in tema di sicurezza che l’articolo 2087 del Codice civile poc’anzi enunciato possono far pensare alla possibilità per il datore di introdurre qualsiasi soluzione adatta ad eliminare o a scongiurare pericoli per la salute dei prestatori di lavoro, ma non è proprio così. Un approfondimento della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha chiarito, infatti, che il datore di lavoro deve assicurare che i dipendenti siano idonei alla mansione e nell'affidare i compiti ai lavoratori deve essere tenuto conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza. Il giudizio sulla idoneità viene rilasciato dal medico competente. Questo implica che il datore di lavoro non potrà liberamente sospendere un lavoratore perché non è munito di Green Pass, ma sarà eventualmente il medico del lavoro a definire idoneo o meno il lavoratore. Qualora venisse espresso un giudizio di inidoneità alla mansione specifica, il datore di lavoro dovrà adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza. Forse il quesito da porsi è se la sicurezza aumenti sul posto di lavoro con tutti i lavoratori vaccinati. In caso affermativo, il datore di lavoro potrebbe chiedere ai dipendenti la vaccinazione e quindi il Green Pass così da tutelare anche indirettamente la propria persona ed escludere qualsiasi responsabilità diretta sul contagio. Attendiamo maggiore chiarezza ed eventuali nuove disposizioni legislative sul tema. Nel frattempo, dal 1° settembre si è ampliata la platea di personale dipendente obbligato ad esibire il certificato verde. Se prima tale imposizione vigeva soltanto per i dipendenti della sanità pubblica e privata, adesso viene introdotta a tutto il personale della scuola e delle università compresi gli studenti universitari. La platea, quindi, viene ridisegnata e nel Governo c’è chi promette ulteriori ampliamenti, ad esempio andando a prevedere l’obbligo per tutto il personale del pubblico impiego.

 

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